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Bilancio di dieci anni di attività

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L’ONLUS Cotugno-Africa è una piccola associazione, nata nell’Ospedale Cotugno circa 10 anni fa, con lo scopo di svolgere attività assistenziali e di controllo delle malattie infettive in Africa. All’Ospedale è indissolubilmente legata per storia e per le attività di volontariato, progettazione e finanziamento.

Sin dall’inizio la sua politica è stata quella di finanziare l’attività esclusivamente sulla base di  progetti, erogando i soldi solo ad avanzamento e conclusione degli interventi, o acquistando direttamente i beni e le attrezzature necessarie. Ciò, assieme all’assenza di costi di funzionamento dell’Associazione (la sede è offerta dall’Ospedale e le collaborazioni sono tutte su base volontaria) fa sì che le risorse siano utilizzate interamente per quanto programmato e che gli esiti siano certi.

Nei primi anni della sua attività, l’Associazione ha operato in Madagascar, costruendo una struttura sanitaria, che ha assistito migliaia di persone, assicurandone il funzionamento nel tempo e organizzando diverse spedizioni di medici volontari. Successivamente, per la morte del Missionario ispiratore e tramite  delle iniziative in quel paese e il  venir meno dei riferimenti operativi sul posto la continuazione dell’intervento è divenuta problematica e l’attività  dell’ONLUS si è spostata in Benin, dove l’Associazione può contare su una fitta rete di collaborazioni.

Il Benin, grande all’incirca come metà Italia, è un paese  povero di risorse naturali e infrastrutture. Ci vivono 11 milioni di abitanti per lo più giovani (49% sotto i 15 anni; 5%  sopra i 60 anni) di varie etnie, diverse per cultura, lingua e religioni, ma conviventi pacificamente.  L’economia è arretrata e dipendente fortemente dall’agricoltura. Il PIL pro capite è di 777 dollari ( 2016); l’Indice di sviluppo umano è 0,480 (166° posto); la speranza di vita è di 59 anni per gli uomini e di 61 per le donne e il tasso di alfabetizzazione ( 2017)  è al 38%.

Il Paese ha un regime politico democratico e aperto alle  iniziative umanitarie, ma è fortemente minato da una diffusa corruzione (report 2017 del Ministero degli Esteri italiano). Il sistema sanitario pubblico è carente e mal distribuito sul territorio e  prevede il pagamento delle prestazioni da parte dei fruitori.

L’OMS, sia pure con una tendenza al miglioramento, evidenzia indici di morbilità e mortalità ancora elevati per quasi tutte le malattie infettive, alti tassi di mortalità materna e infantile  e un’aspettativa di vita ancora bassa. Le infezioni nel complesso sono responsabili del 70% dei casi di morte.

In questo contesto, l’ONLUS si è mossa in due direzioni principali: la prima, tesa  al sostegno dei bambini. Infatti, in Africa la situazione dell’infanzia presenta aspetti di particolare drammaticità. Moltissimi bambini, orfani di genitori morti prematuramente, o anche nati in famiglie povere, rimangono soli, o vengono affidati/venduti a “tutori” che nella maggioranza dei casi li sfruttano. Ciò li condanna ad una vita di stenti e  li priva della possibilità di un futuro migliore.

Su questo problema, l’ONLUS da un canto ha fatto propria, raccogliendone l’eredità, l’attività della d.ssa Hana Dolezalova che da tempo si occupa di adozione a distanza, assistendo  attualmente  90 famiglie bisognose. Dall’altro ha supportato l’Orfanatrofio “Exodus house” di Tori. L’orfanatrofio è una realtà eccezionale. Sorto nel 2003 come un agglomerato di capanne, non solo è riuscito a sopravvivere nel tempo, ma anche a crescere, ospitando attualmente oltre 140 orfani di tutte le età. Qui l’ONLUS, insieme a benefattori privati ed altri sodalizi,  ha contribuito alla costruzione di una nuova sede, dotata di un pozzo autonomo per l’acqua, di dormitori, servizi igienici, mensa e di una scuola per i più piccoli, che funziona anche per la comunità esterna, e ha realizzato  alcune infrastrutture, quali un forno per la panificazione, un fondo agricolo con sistema d’irrigazione e una sartoria con lo scopo di  sviluppare attività che non solo  soddisfino alcune esigenze interne ma che, aprendosi all’esterno, possano diventare, come del resto sta già avvenendo, realtà produttive in grado di  rendere  nel futuro la struttura autosufficiente. In questa direzione va anche l’acquisto di un furgone per il trasporto delle merci prodotte ed il finanziamento di  borse di studio  per gli orfani più grandi  per corsi di formazione professionale

La seconda direttrice d’intervento è il sostegno di strutture locali sanitarie o operanti nel sociale che, sia pure tra mille difficoltà, sono attive da tempo e ben radicate nella realtà  del paese e pertanto hanno un impatto importante sulla vita di migliaia di persone. A queste strutture, in prevalenza religiose, ma anche laiche, l’associazione assicura fondi su problemi specifici e attrezzature varie e distribuisce farmaci e presidi sanitari, alimenti, vestiario, materiale scolastico ecc. mediante l’invio annuale, anche coll’aiuto di altri benefattori, di  un container del peso di molte tonnellate ed un valore economico notevole.

Lo sdoganamento del materiale del container, il suo trasporto attraverso il Benin e la distribuzione senza saccheggi alle varie strutture, riportate di seguito, è uno dei compiti difficili che i nostri soci volontari compiono  ad ogni missione, assieme al controllo degli interventi programmati nell’anno.

Il “Centre Sr. Camille de Lellis”, è un’organizzazione africana che si occupa della “liberazione” e dell’assistenza dei malati mentali. In Africa le malattie mentali sono considerate una condizione  causata da spiriti maligni, trasmissibile e vergognosa. Le persone che ne sono affette vengono abbandonate dai familiari e dalla comunità, segregate, talvolta in catene, e condannate ad una vita di stenti. Il Centro assiste direttamente o indirettamente oltre 700 persone

Il Centro  “L’enfant Jesus” di Zinvie’  si prende cura dei lattanti  gravemente denutriti. Il Centro è gestito da Suore camilliane. I bambini arrivano dai villaggi accompagnati dalle madri, o indirizzati dalle suore stesse che periodicamente girano nel territorio alla ricerca dei casi gravi. Ogni anno vengono trattati circa 150 piccoli pazienti.

Il dispensario Sanitario per l’assistenza alla maternità di Abitanga . La mortalità materna e neonatale è uno dei grandi problemi del continente. In un contesto di grande difficoltà ambientale, anche per il pregiudizio culturale che rende mal accetto il controllo sanitario in corso di gravidanza da parte delle donne africane, il dispensario si fa carico di 200-300 partorienti all’anno e dei relativi neonati

L’Ospedale Gbemontin di Zagnanado   è una  struttura  retta da  Francescane, che serve  un’ampia zona popolosa e particolarmente povera nel nord del Benin,  curando migliaia di persone all’anno, in una situazione di   perenne difficoltà per carenza di risorse e mezzi. In questo ospedale negli anni scorsi l’ONLUS ha creato una struttura  oculistica molto  attiva (la cecità è uno degli altri grandi problemi dell’Africa) e       assicura, assieme all’Associazione “un farmaco per tutti” dell’Ordine dei Farmacisti di Napoli, ingenti quantità di farmaci.

L’ Associazione, inoltre, sta sostenendo un progetto innovativo per il trattamento e la prevenzione dei morsi di serpenti velenosi in una vasta area rurale  del Benin del nord.

Le oltre 600 specie di serpenti velenosi esistenti causano ogni anno nel mondo circa 2 milioni di gravi menomazioni fisiche  e morti. L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha indicato questa realtà come una delle grandi emergenze dell’umanità. Solo in Africa i morti e i soggetti con amputazioni per avvelenamento vengono stimati, sicuramente in difetto, in circa 100.000 casi/anno.

Nell’area rurale di Bassila nel Benin del nord, una delle più povere del paese, il morso di serpenti velenosi (specie di una vipera locale assai venefica che vive in habitat contigui all’uomo) è un evento frequente tra i bambini e gli agricoltori  che lavorano scalzi e privi di protezioni nei campi strappati alla savana .

In quest’area l’Associazione ha iniziato un intervento triennale basato 1) sulla copertura dei costi del trattamento dei soggetti avvelenati (non sostenibili dai locali) mediante una convenzione con l’Ospedale di zona; 2) su di una campagna d’informazione sui comportamenti pericolosi fatta da esperti locali  nelle scuole e nei villaggi con l’accordo delle autorità locali e dei capi tribù e 3) sulla  distribuzione  agli agricoltori di  stivali   a protezione di piedi e gambe, punto quasi esclusivo  dell’attacco dei serpenti.

Il progetto al suo secondo anno di attività, pur nel breve periodo, ha registrato incoraggianti risultati sia perché tutti i soggetti avvelenati sono stati trattati, grazie alla gratuità dell’intervento, sia perché nessuno di essi è morto, sia, perchè nessun caso nuovo si è verificato nei villaggi in cui sono stati distribuiti gli stivali e si è fatta informazione, dimostrando la fattibilità e l’efficacia del progetto di prevenzione.

A termine, sulla base delle nostre risorse attuali è prevista la distribuzione di 6000 stivali in un’area grande quanto 1/3 della Basilicata. Tuttavia il fabbisogno stimato dalle autorità locali, considerando almeno un paio per nucleo familiare (gli stivali sono usati con entusiasmo e a “rotazione” dai contadini) è di almeno 12.000 paia.

E’ importante, pertanto, incrementare il numero degli stivali da distribuire. Un paio di stivali costa a termine (spese di acquisto+trasporto al container + sdoganamento + trasporto in Benin + distribuzione) 4.95 euro. Un rapporto costo/benefici particolarmente favorevole (4,95 euro per la sicurezza di 5-6 persone) e potenziali ricadute positive sulla produttività agricola e le capacità di reddito di quelle popolazioni, dato che l’intervento può  eliminare un forte deterrente che limita il lavoro nei campi. Il nostro obiettivo futuro è riuscire a coprire l’intero fabbisogno.

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